Multe Covid: tutto legittimo?

Superata la prima fase critica (purtroppo già proiettati verso ulteriori impennate di contagi) si tirano le somme sui mesi passati in lockdown e sulle limitazioni imposte. Tra le mille difficoltà e le incertezze che hanno caratterizzato i mesi di marzo, aprile e maggio, alcuni di noi ne sono usciti con verbali molto salati per la violazione delle prescrizioni dettate dai molteplici DPCM. Multe spesso comminate mentre si andava a lavoro o a fare la spesa o finanche in chiesa. Inflitte da integerrimi operatori che in quesi mesi hanno pensato di rappresentare l’ultimo baluardo della resistenza al coronavirus. Ma la domanda più frequente oggi negli studi legali resta una: è tutto legittimo?

Ebbene, le perplessità sono molte. Si parte dalla violazione di quella “riserva di legge” riguardante le libertà personali: ogni limitazione va espressamente e tassativamente prevista dalla legge e, per legge si intende la legge ordinaria (sia essa appravata dal Parlamento o un D.L.) e non un DPCM. Decreti che, tra l’altro, hanno ingenerato tantissima confusione anche per il loro continuo proliferare. Ulteriore aspetto è la limitazione alla libertà religiosa, costituzionalmente garantita.

Con questo quadro, non può considerarsi casuale il richiamo alla bussola della Costituzione da parte della Presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, la quale ha voluto sottolineare che “la nostra Costituzione non contempla un diritto speciale per lo stato di emergenza” e che la nostra Repubblica ha attraversato varie situazioni di crisi, a partire dagli anni della lotta armata, “senza mai sospendere l’ordine costituzionale”, ma modulando i principi sui criteri di “necessità, proporzionalità, bilanciamento, giustiziabilità e temporaneità”. Marcate critiche sui profili di costituzionalità dell’azione governativa sono arrivate dai più autorevoli costituzionalisti, come Sabino Cassese, o da Presidenti Emeriti della Corte costituzionale, come Cesare Mirabelli, Annibale Marini, Gaetano Silvestri, Antonio Baldassarre.

Tutto ciò ha comportato che partissero ricorsi avverso dette multe in tutta Italia. E con i ricorsi sono arrivati i primi provvedimenti giurisdizionali. A Frosinone il merito di avere “rotto il ghiaccio”: “il governo non poteva dichiarare lo stato d’emergenza…sono stati violati i più elementri diritti costituzionali dei cittadini…le sanzioni elevate per tali divieti sono da considerarsi illegittime”. Questi sono solo alcuni spunti presenti nella sentenza del Giudice di Pace di Frosinone che magari faranno discutere ma che hanno il merito di aver affrontato e e messo un argine ad una nuova frontiera: il populismo legislativo.

Walter Tripodo

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