La rivoluzione della giustizia

“Arrestiamo tutti!!” Questo l’urlo giacobino che inizia ad essere sulla bocca del moderno “terzo stato”. Il megafono è quello più attuale: facebook, twitter e finanche le classiche lettere ai quotidiani, ciò che è cambiato è la tipologia di “terzo stato”, non più composto da operai o contadini ma da imprenditori e professionisti ormai sul lastrico per colpa della giustizia italiana. Quella dei tempi biblici per definire un procedimento così come quella degli sceriffi  “con licenza di uccidere”! L’insopportabile sopruso viene perpetrato dall’oligarchia al potere, oggi non più rappresentata da Podestà, poteri politici o massonerie ma dalla Magistratura. Cani sciolti, alcuni dicono una minoranza ma dal “Palamaragate” non sembrerebbero così pochi, che intendono deviare il corso della storia con le loro operazioni: dal team che a tutti i costi, pur condividendone l’operato, forzava per l’inciriminazione dell’ex ministro Salvini al Collegio che ha condannato Berlusconi, questi si cambiando la storia politica italiana. E la tendenza resta sempre quella puramente italica: una corsa alla raccomandazione, al posto ambito di “capo”, all’irrinunciabile vezzo di non “mollare la poltrona” per chi in quel posto ci è arrivato. Il tutto, quindi, in un’ottica di sfavillante carrierismo conquistato sul campo!

Per questo, da più parti, si sentono affermazioni che possono essere riassunte riportando il pensiero del Prof. Giuseppe Di Federico, espresso in un’intervista rilasciata al Riforimsta del 22 luglio: “I PM  non solo godono di piena indipendenza esterna ma sono largamente  indipendenti ed autonomi anche nell’ambito dei loro uffici. Hanno poteri che nessun altro PM in Europa…Il problema vero è quello di adottare forme adeguate di responsabilizzazione dell’attività del nostro PM come avviene in altri Paesi democratici”.

Il Leviatano si è ormai destato, l’onda d’urto che sta montando dovrà portare ad una rifondazione che riesca a riequilibrare i poteri per garantire lo stato democratico, nonostante gli affanni del Ministro della Giustizia ciò che serve non è più una riforma ma una Rivoluzione della giustizia.

Walter Tripodo

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